Società Cooperativa Sociale Delfino

postheadericon Progetto educativo della cooperativa Delfino

COMUNITA’ EDUCATIVA DI TIPO FAMILIARE

"Chicco di grano"

Progetto Educativo Generale

PREMESSA
La Comunità Educativa di tipo familiare (di seguito denominata Comunità Educativa), va intesa non come spazio di puro contenimento, ma come struttura quotidiana capace di progettarsi a misura del bambino/a, proponendosi certamente come "spazio di passaggio", ma ricco di esperienze utili ad accompagnare in chiave evolutiva il percorso dei bambini ospitati.

 La Comunità Educativa si presenta come una realtà con il ruolo sociale di una struttura che accoglie bambini/e, ed è senza dubbio condizionata, da un lato, dalla specificità dei bisogni ai quali deve rispondere e, dall'altro lato, dal tipo di rapporto che la struttura è in grado di stabilire con gli altri "attori" del territorio che ruotano attorno ai bambini ( famiglia, scuola, servizi sociali, strutture
ricreative, ecc).
Se nel passato le strutture residenziali per minori tendevano a configurarsi come una struttura quasi autosufficiente, oggi si è diffusa, positivamente, la consapevolezza che essa rappresenta, in realtà, una risorsa all'interno di una rete complementare di servizi, capace, proprio per la sua interazione, di offrire ai bambini ed alle bambine adeguate e mirate risposte ai loro bisogni, in termini di coerenza globale e di specificità al tempo stesso. Occorre quindi essere consapevoli del ruolo di risorsa sociale della comunità in una sorta di "rete di reti" realmente operativa.
In questo senso, la sua caratteristica principale dovrebbe essere, nella nostra prospettiva, di porsi come "ambiente di vita" dove, appunto, quotidianità ed attività si integrano.
In questo modo ci appare centrale poter configurare la comunità come una struttura educativa dove la relazione quotidiana permette la manifestazione e la cura di comportamenti diversificati ed autonomi, nel quadro di progetti che investono la vita reale dei bambini.
La comunità dovrebbe quindi riproporre un clima "familiare", senza simulare la famiglia, ma riproponendo esperienze di appartenenza e separazione, di autonomia ed unione in grado di sostenere affettivamente e materialmente il percorso di crescita dell'identità personale dei bambini.
La programmazione specifica concernente ogni singolo bambino o bambina verrà a svilupparsi sulla base delle esigenze rilevate dal servizio inviante.
 
DESTINATARI
La Comunità Educativa “Chicco di grano” accoglie bambini e bambine di età compresa tra i 4 ed i 10 anni, di ambo i sessi, provenienti dall’intero territorio regionale e che si trovano in situazioni di disagio temporaneo o permanente. La comunità è aperta all’accoglienza di 6 bambini, con situazioni familiari di disagio. Il tempo di permanenza auspicabile dovrebbe essere medio-breve, per facilitare il reinserimento in famiglia, ma non si prevede un tempo massimo di permanenza, soprattutto per le situazioni più complesse di disagio, nelle quali, spesso, vi è una mancanza strutturale di riferimenti familiari in grado di “farsi carico” della situazione.
 
 
L’ACCOGLIENZA
La Comunità vuole offrire un contesto adeguato a rappresentare un riferimento sicuro, una presenza stabile dal punto di vista affettivo, realizzando una situazione che offra esperienze di collaborazione, partecipazione e responsabilizzazione in un luogo che renda possibile la mediazione fra le istanze del fanciullo e quelle del mondo degli adulti. Di conseguenza fin dalla progettazione e arredamento dei locali adibiti all’accoglienza dei minori, si è ritenuto di dover tenere conto delle specifiche esigenze degli ospiti, e si è ricercato un ambiente solare, ampio e ottimizzato per tali esigenze.
L’inserimento del bambino/a nella Comunità educativa prevede “l’osservazione” che diventa possibilità di profonda conoscenza sia delle abitudini acquisite che dei vissuti significativi rispetto alla situazione di separazione.
Tutto ciò avviene attraverso l’attenta organizzazione di un ambiente predisposto appositamente ad accogliere e stimolare il bambino. L’inserimento viene concordato con gli operatori sociali del territorio tramite una serie di incontri attraverso i quali si procede allo scambio delle informazioni sul caso, sulle modalità collaborative e alla conseguente formulazione di un progetto integrato.
 
 
L’INTERVENTO METODOLOGICO
Una volta accettato il nuovo ingresso seguono costanti contatti con i referenti (Asl, Comuni e Province, Segretariati Sociali) del caso specifico sulla realizzazione del progetto educativo individuale .
La struttura fonda il proprio operato in obiettivi a breve, e a lungo termine, inseriti in progetti differenziati per i bambini e le loro famiglie.
La comunità realizzerà un luogo ove si ricreerà un ambiente familiare caldo ed accogliente, dove non mancheranno i vari aspetti che la caratterizzano: condivisione degli spazi, relazioni affettive significative ed interiorizzazione delle regole.
L’impostazione educativa prevede:
  • Dialogo e “complicità” tra l’equipe educativa e il minore.
  • Una vita di gruppo che permetta la costruzione di una storia comune e di un clima familiare, regolato dalla solidarietà e dalla collaborazione.
  • Permettere al minore di riconquistare la fiducia in se stesso e negli altri.
  • La valorizzazione del tempo libero per favorire i processi di socializzazione.
  • L’integrazione della vita della comunità con tutti gli enti istituzionali e informali presenti sul territorio.
  • L’impegno al migliorare il rapporto interpersonale con pari età attraverso il metodo educativo Scout.
  • Supportare la crescita spirituale del minore seguendo il suo percorso religioso di concerto con i riferimenti ecclesiali.
  • Monitorare e supportare il minore nel suo percorso formativo e didattico
 
È di fondamentale importanza, inoltre, far sì che i bambini accolti in casa mantengano un reale contatto con le famiglie di origine, non solo per comprendere il vissuto di ognuno, ma anche per aiutarle e sostenerle là dove la difficoltà abbia creato un muro e una non accettazione.
 
 
OBIETTIVI GENERALI
Qualsiasi progetto educativo deve considerare importanti le figure parentali nella crescita del minore ponendo però molta attenzione alle varie situazioni, per stabilire se un coinvolgimento della famiglia di origine sia possibile per favorire un recupero relazionale. La valutazione di questa possibilità è subordinata alle informazioni fornite dai Servizi Sociali, alle relazioni tra il minore e la famiglia, mantenendo i contatti e interessandosi di eventuali sviluppi.
Il servizio di accoglienza mira a soddisfare un bisogno sociale di carattere generale, relativo agli interventi per migliorare la qualità della vita.
Si possono individuare tre direttrici di intervento che mirano al soddisfacimento di tre bisogni specifici, che la normativa oggi in vigore tutela fortemente:
  1. la tutela dello sviluppo armonico della personalità dei minori, prevedendone l’allontanamento dalla famiglia naturale quando necessario;
  2. il sostegno alle famiglie in difficoltà dalle quali è stato allontanato il minore, intervento necessario in quanto la norma che prevede il rientro in famiglia, appena possibile, impone un aiuto alle famiglie per ridurre e superare le difficoltà che provocano il disagio socio-economico;
  3. il supporto agli enti pubblici ai quali la normativa demanda la potestà d’intervento, che spesso hanno la difficoltà ad individuare strutture attrezzate nel territorio di riferimento dei minori.
Allo scopo di offrire l’opportunità di vivere esperienze di socializzazione più complete e di stimolare al meglio il proprio sviluppo psico-fisico, la propria creatività e fantasia, i bambini vivranno in un ambiente familiare nel quale saranno presenti “figure adulte” che garantiranno la loro crescita in un contesto sociale reale. Ciò garantirà processi di integrazione sociale e promozione di relazioni interpersonali, in modo che ogni bambino possa sentirsi a proprio agio e con un proprio spazio personale, per collocarsi ad un livello di maggiore autonomia personale e, soprattutto, per raggiungere un adeguato sviluppo intellettivo, sociale e motorio.
Nello specifico gli obiettivi che la Comunità Educativa “Chicco di Grano” vuole realizzare:
  1. offrire al minore dello spazio fisico ma soprattutto relazionale ispirato al modello familiare
  2. mettere il minore in condizioni di esprimere quelli che sono i suoi reali sentimenti
  3. offrire al minore la possibilità di elaborare sul piano emozionale ed intellettuale le problematiche derivanti dal contesto socio familiare da cui proviene
  4. avvalersi del supporto professionale di esperti esterni, quali Pedagogisti ed Assistenti sociali, Neuropsichiatra, Mediatore familiare etc.
 
 
LE FIGURE PROFESSIONALI PRESENTI- RUOLI E COMPITI
All’interno della comunità sono presenti cinque operatori che garantiscono, pur non abitando in casa, una presenza 24 ore su 24, con turni di 6 e 12 ore, con copertura notturna. Inoltre è presente una Assistente sociale per 6 ore settimanali, una psicologa esperta in età evolutiva per 6 ore settimanali e un coordinatore per 20-25 ore settimanali.
 
1. I compiti dell’educatore:
  • Accogliere il minore
  • Cura del minore
  • Lettura dei bisogni del minore e loro soddisfacimento
  • Realizzare obiettivi del PEI
  • Relazionarsi con la famiglia
  • Relazionarsi con le agenzie educative frequentate dal minore
  • Assicurare agli ospiti una relazione significativa ed affettiva
  • Organizzare quotidianità ed attività ludico- ricreative
  • Utilizzare gli strumenti d’osservazione
  • Cura e pulizia della casa
  • Preparazione pasti
  • Assicura igiene del vestiario
 
2. L’assistente sociale:
  • Approccio ai genitori
  • Redige anamnesi familiare
  • Accoglie e sostiene la famiglia d’origine
  • Conduce gli incontri settimanali dei minori con la famiglia
 
3. La psicologa:
  • Valuta la salute psichica all’ingresso del minore
  • Valuta la salute psichica familiare
  • Sostiene i minori con eventuali percorsi individuali
 
4. Il coordinatore:
    • Gestisce le relazioni con gli enti ( comuni, servizi sociali, tribunali, ecc.)
    • Verifica e monitora il lavoro di équipe
  • Definisce, organizza e supervisiona i compiti di ogni singolo educatore (turni, approvvigionamento, manutenzione casa, ecc.)
  • Gestisce le dinamiche di équipe
  • Redige il P.E.I. con l’educatore di riferimento
 
La Cooperativa “ Delfino” dunque offre:
    • Un servizio residenziale con totale presa in carico del minore, dalla cura alla redazione del PEI
    • Figure educative stabili che condividono con le persone accolte tutti i momenti di vita comunitaria
    • La cura della persona
    • Tutela delle cartelle educative
    • Redazione del PEI
    • Organizzazione di attività ludico-ricreative occupazionali
    • Accreditamento autorizzato del servizio
    • Copertura assicurativa contro rischi e danni a terzi
    • I rapporti con le famiglie, la storia e la provenienza dei bambini accolti sono patrimonio da salvaguardare
    • I rapporti con le istituzioni
    • L’integrazione con il territorio
 
L’ultimo punto costituisce un altro fuoco di intervento, attraverso cui si attiveranno percorsi ed esperienze; gli operatori sondano, interpellano e mettono in circuito tutte le potenzialità che il territorio offre, in termini di servizio e di soddisfacimento di qualsiasi esigenza sia presente nei minori.
Il lavoro d’équipe viene monitorato settimanalmente attraverso un incontro di gruppo nel corso del quale vengono formulate e verificate le decisioni educative, quelle di gestione della struttura e relative alla rete di persone e strutture con le quali la comunità collabora.
Il gruppo degli operatori si avvale dell’intervento di un professionista esterno che svolge funzioni di supervisione, insieme al quale si rielaborano, grazie al punto di vista esterno, le situazioni di vissuto quotidiano con i bambini, i progetti educativi, e si affrontano problematiche relative alle dinamiche di gruppo.
 
 
 I consulenti
 a struttura si avvale della consulenza di una Assistenze sociale e una Psicologa per 6 ore settimanali ciascuna, le quali parteciperanno agli incontri di equipe una volta ogni 15 giorni; degli psicoterapeuti dei singoli bambini con i quali si hanno periodici incontri. La collaborazione con tali figure professionali consente di lavorare in parallelo su due livelli complementari che non possono procedere se non in modo congiunto. I livelli operativi considerati sono quello educativo e quello psicologico.
 
 
Obiettori, volontari
 La comunità può avvalersi anche della collaborazione di volontari che prestano il loro servizio di attività di supporto in base alle specifiche capacità ed alla propria disponibilità. L’ingresso dei volontari nella struttura è preceduto da un percorso interno di formazione e da un periodo di prova.
 
 
Contatti e Collaborazioni con l’esterno
La comunità mantiene con l’Assistente sociale e lo Psicologo un rapporto preciso, ritmato da periodici incontri di verifica della situazione del ragazzo e del progetto educativo. Ogni decisione importane relativa alla sua vita viene presa e confrontata con i Servizi Sociali che se ne fanno garante e con l’ente cui è affidata la tutela del minore.
Altra importante forma di contatto e di collaborazione è quella che si sviluppa con la scuola.
Si mantengono continui contatti affinché possano essere monitorati eventuali problemi comportamentali, relazionali e d’apprendimento. insieme agli insegnanti sarà quindi possibile sviluppare un intervento integrato.
Si ritengono inoltre importanti anche i contatti con i responsabili della società sportive frequentate dai ragazzi, con gli organizzatori delle attività parrocchiali e altre realtà socio-educative.
 
 
PROGETTO EDUCATIVO GLOBALE
L’impostazione educativa prevede:
1.   Un rapporto tra educatore e minore basato sul dialogo, l’ascolto e la cura quotidiana. Attorno al bambino crea un contesto tale affinché egli possa comprendere che può affidare le proprie ansie e preoccupazioni alla nuova figura di riferimento.
2.   Una vita di gruppo che permette la costruzione di una storia comune e di un clima familiare regolato dalla solidarietà, dalla collaborazione e dalle pari dignità. Tutto ciò si esplica attraverso il rispetto di alcune regole attinenti alle relazioni con le persone, le cose, l’accettazione dell’altro.
Per dare luogo ad un clima familiare di cui il minore si senta parte, ma anche responsabile, viene data importanza alla collaborazione e alla partecipazione a piccole attività domestiche. Si affidano responsabilità limitate, controllando che esse vengano correttamente realizzate. Tramite alcune attività si vogliono trasmettere valori di rispetto del mondo e delle persone che lo abitano.
Attraverso il rapporto individuale e la vita di gruppo si cerca di favorire nel bambino il raggiungimento della fiducia in sé e nelle proprie capacità che hanno come obiettivo la presa di coscienza di se stessi.
Le prese di posizione rispetto alle trasgressioni vengono concepite come risposta ad un bisogno inconscio del bambino di limite e di sicurezza che lo portano a compiere errori spesso cercati e consapevoli.
Le occasionali punizioni vengono quindi sempre motivate e discusse per non essere vissute come semplici imposizioni dall’alto, ma come un vero e proprio aiuto alla crescita personale.
3.    La gestione del tempo libero è un altro aspetto importante perché offre agli educatori la possibilità di osservare il comportamento e le difficoltà relazionali di ciascun utente, puntando a fare emergere da ogni bambino ciò che di meglio può dare in nuovi contesti socializzati. Si cerca quindi di indirizzare il bambino ad attività esterne alla comunità in base alle sue predisposizioni e bisogni. Tramite tali attività si ritiene inoltre importante integrare la vita di comunità con tutte le risorse che offre il territorio: scuola, parrocchia, gruppi sportivi, attività estive organizzate, famiglie d’appoggio. Di riflesso si accresce, nei vari ambienti ai quali la Comunità s’appoggia, la sensibilità all’accoglienza e all’attenzione ai problemi dei minori, che la Comunità Educativa si prefigge di promuovere.
Si ritiene importante concludere tale presentazione della Comunità Educativa sottolineando l’attenzione posta dalla struttura all’accoglienza del bambino, alla sua specifica storia, al rispetto ed alla valorizzazione delle sue caratteristiche, non perdendo mai di vista, nonostante la professionalità e la stretta collaborazione tenuta con i servizi ed i terapeuti, nella gestione delle situazioni e nella stesura dei progetti educativi, il rapporto umano con il bambino e la sua famiglia, caratteristica fondante della struttura.
 
 
ATTIVITÀ EDUCATIVE SPECIFICHE
La Comunità Educativa, sulla base del progetto educativo globale e dei progetti singoli ed individualizzati, offre inoltre una serie di importanti servizi.
  • Drammatizzazione: i bambini vengono coinvolti settimanalmente in giochi nei quali possono elaborare vissuti, problematiche, situazioni conflittuali. Tale attività viene gestita dallo psicologo interno in collaborazione con un esperto di tecniche teatrali. Tali figure collaborano strettamente con gli psicoterapeuti dei singoli bambini con i quali si valuta il materiale emerso e si individuano nuove aree di interesse;
  • Stimolazione delle funzioni rappresentative tramite: giochi, linguaggio del corpo, linguaggio simbolico, disegno;
  • Attività artistiche e creative quali: il disegno e manualità;
  • Attività fisiche: individuazione di attività sportive adeguate al bambino sulla base della propria predisposizione e delle necessità ravvisate.
 
MODALITA' DI AMMISSIONE
La modalità operativa di presa in carico si snoda attraverso i seguenti passaggi:
  • Presentazione del caso da parte del Servizio richiedente al Coordinatore
  • Presentazione di documentazione scritta sulla situazione del bambino
  • Presentazione del caso all'équipe per valutare l'inserimento 
  • Incontro col Servizio richiedente per mettere a punto lo specifico Progetto Educativo Individuale
  • Richiesta della documentazione sanitaria, provvedimenti del Tribunale, autorizzazioni varie da parte della famiglia o di chi ne fa le veci
 
Il Progetto Educativo che viene inizialmente formulato di concerto coi Servizi e con l'équipe della Comunità, viene verificato in itinere attraverso incontri periodici fissati coi Servizi richiedenti. 
 
MODALITA’ DI DIMISSIONI
Le dimissioni avvengono sulla base di due principali modalità:
  1. ad ultimazione del Progetto Educativo Individuale previsto; 
  2. in base ad una decisione assunta di concerto tra Servizi, équipe della Comunità e Cooperativa a seguito di eventi o situazioni nuove. 
 
 
GLI STRUMENTI
Lo sviluppo psicologico, sociale, affettivo, espressivo di un bambino è un fatto essenzialmente qualitativo, che si svolge attraverso trasformazioni, certamente inquadrabili in stadi e fasi successive, ma che spesso, e nel caso dei bambini accolti in comunità questo appare ancora più evidente, si presentano con ritmi e trasformazioni irregolari.
Il bambino non è dunque un vaso vuoto da riempire, né tanto meno il risultato passivo della sua situazione. Al contrario, sin dalla sua nascita, egli è un soggetto che interagisce con il suo ambiente.  In questo senso vorremmo che la comunità, da un lato, si assuma tutte quelle funzioni affettive e materiali di riferimento (che hanno anche valenza cognitiva) proprie della famiglia e del rapporto con la genitorialità, e dall'altro lato, vorremmo che offra ai bambini un ambiente di vita ricco sul piano delle relazioni e delle opportunità di attività, e sereno per ciò che concerne le esperienze della vita quotidiana.
La relazione individuale e di gruppo e la sua elaborazione sono strumenti riabilitativi privilegiati nella cultura educativa. Dove la dimensione dell’elaborazione non è essenziale solo per le persone in accoglienza, ma anche per gli operatori che necessitano così luoghi privilegiati di monitoraggio e valutazione, revisione, condivisione e progettazione del setting educativo e dell’esperienza. Gli strumenti che gli operatori avranno a disposizione sono dunque i seguenti:
  • L’osservazione della partecipazione dei minori alla gestione della quotidianità comunitaria
  • Il diario di bordo , per comunicare e condividere la quotidianità
  • Cartelle educative individuali
1. Scheda di invio
2. Anamnesi familiare
3. Progettazione
5. Valutazioni
6. Relazioni socio-ambientali dell’assistente sociale
7. Report dello psicologo
  • La relazione con la rete di servizi offerti dal territorio (le agenzie educative, la scuola, la chiesa, i gruppi scout, le società sportive, le aziende, etc.), nell’ottica del lavoro di rete in una logica di responsabilizzazione della comunità.
  • La riunione settimanale degli operatori con il responsabile, condividono l’esperienza della settimana, predispongono i PEI e gli aspetti organizzativi; si confrontano rispetto alle osservazioni, interventi, progetti delle attività e sul territorio.
 
 
LE VERIFICHE
Un metodo di lavoro di questo tipo implica, evidentemente, una particolare attenzione per il lavoro
d'équipe e, più in generale, per il lavoro di gruppo.
Le verifiche e le forme di valutazione collettive saranno quindi curate al fine di permettere realmente di intervenire "a misura dei bambini".
Gli strumenti che verranno utilizzati sono:
  • le osservazioni sul campo 
  • le riunioni d'équipe (curate dal coordinatore interno all'équipe stessa)
  • le riunioni coi referenti dei Servizi di riferimento del minore 
  • le riunioni di supervisione con un referente esterno, designato dalla cooperativa. 
 
FORME DI FINANZIAMENTO
I minori affidati alla Comunità Educativa con decreto del tribunale dei minori, o direttamente dai servizi sociali, sono economicamente a carico dell’Ente Locale di residenza che corrisponde ai costi previsti per le rette del nuovo regolamento regionale.

Aiuta un bambino con il tuo 5x1000